Materiali

L’eradicazione del vaiolo viene ufficializzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980 a seguito di una campagna vaccinale senza precedenti. In campo medico questo evento è forse uno dei contributi maggiori all’immaginario di una Tecnica in grado di risolvere tutti i problemi dell’umanità e di una Storia divisa fra un’umanità pre-scientifica passiva di fronte alla natura e un’umanità che nella scienza moderna trova riscatto e salvezza. Che si tratti di un mito pare evidente, ma ogni mito parte da un barlume di verità e che le vaccinazioni abbiano permesso alla biomedicina di stravolgere radicalmente l’equilibrio fra umanità e patogeni, producendo strumenti capaci di ridurre di molto la mortalità, soprattutto infantile, è un dato oggettivo. Ma oltre a ciò potremmo chiederci: quest’innovazione come si è affermata e cosa ha significato in termini sociali per le popolazioni che ne hanno incrociato la strada?

 

Durante le rivolte di marzo nelle carceri, lo Stato italiano ha compiuto una strage: 14 detenuti vengono ritrovati morti nelle patrie galere. Tredici di loro dentro i corridoi dei penitenziari di Modena, Alessandria, Verona, Ascoli, Parma, Bologna, Rieti; uno di loro morirà successivamente dopo il ricovero nell’ospedale di Rieti. Non una parola pronunciata dallo Stato su queste morti nel corso dei mesi, nemmeno alle famiglie, avvisate – e forse ad oggi nemmeno tutte – a distanza di tempo, dagli avvocati che seguivano le vicende legali dei propri cari detenuti.

In questo pieghevole sta parte della storia di quelle morti.

 

Cominciava così lo sciopero della fame delle compagne anarchiche detenute a l’Aquila nel giugno 2019:

“Ci troviamo da quasi due mesi rinchiuse nella sezione AS2 femminile de L’Aquila, ormai sono note, qui e fuori, le condizioni detentive frutto di un regolamento in odore di 41bisammorbidito. Siamo convinte che nessun miglioramento possa e voglia essere richiesto,non solo per questioni oggettive e strutturali della sezione gialla (ex-41bis): l’intero carcere è destinato quasi esclusivamente al regime 41bis, per cui allargare di un poco le maglie del regolamento di sezione ci pare di cattivo gusto e impraticabile, date le ancor più pesanti condizioni subite a pochi passi da qui, non possiamo non pensare a quante e quanti si battono da anni accumulando rapporti e processi penali. A questo si aggiunge il maldestro tentativo del DAP di far quadrare i conti istituendo una sezione mista anarcoislamica, che si è concretizzato in un ulteriore divieto di incontro nella sezione stessa, con un isolamento che perdura. Esistono condizioni di carcerazione, comune o speciale, ancora peggiori di quelle aquilane. Questo non è un buon motivo per non opporci a ciò che impongono qui.Noi di questo pane non ne mangeremo più: il 29 maggio iniziamo uno sciopero della fame chiedendo il trasferimento da questo carcere e la chiusura di questa sezione infame.”

E parte di quel che è successo nel loro mese di sciopero sta in queste pagine.

 

Se è evidente che il primo scopo che la sorveglianza speciale si prefigge è quello del banale allontanamento del soggetto dagli ambienti sensibili che frequenta (nel caso di chi agisce per la conflittualità sociale sono i momenti di lotta e gli spazi organizzativi), ciò che produce questo tipo di misura preventiva va chiaramente però ben al di là di questo primo risultato da raggiungere.Essendo la vita, come visto, ad essere posta al centro del discorso repressivo,ciò che è necessario è un intervento olistico del repressore che stravolga totalmente la quotidianità. Non un conteggio ponderato in relazione al reato dei giorni da passare in carcere, come visto, ma un intervento più invasivo. Uno stravolgimento vero e proprio che si serve di diversi utensili in un mix atipico di misure cautelari e semplici proibizioni che hanno lo scopo di distruggere di-rettamente le relazioni da un lato e le abitudini dall’altro.

 

In quest’opuscolo fondamentalmente di nostro non c’è quasi nulla: la parola è tutta di chi, di notte o di giorno, con pochi o con molti compagni, ha deciso di agire illegalmente, di rompere il muro di attesa e spezzare le catene della rassegnazione che immobilizzano arti e congelano idee.Abbiamo pensato potesse essere utile raccogliere in queste poche pagine le dichiarazioni con le quali alcunx compagnx si sono rivendicati le proprie azioni. Parole coraggiose, lucide, preziose, non di eroi, non di sociopatici o “terroristi”o perfino capi di chissà quale organizzazione paramilitare come vorrebbero procure e giornalisti, ma di uomini e donne qualsiasi, come te che adesso leggi queste righe, semplicemente stanchi del mondo che ci circonda e desiderosi di dare dei contributi verso la sua distruzione.Parole di cui fare tesoro, che infondano speranza e coraggio, e consapevolezza che attaccare le strutture del dominio e chi ne detiene le redini è alla portata di tutti e con un po’ di testa più facile di quanto si pensi.Queste righe sono anche un abbraccio di solidarietà a coloro ai quali appartengono questi comunicati: ad Alfredo, Nicola, Gianluca, Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò.Non siete soli!Buona lettura a tuttx.

 

L’estensione del sabotaggio, l’incremento della sua pratica, su maggior o minor scala, in lungo e in largo contro il dominio della merce è un dato di fatto. L’incendio degli sportelli dei bancomat, la messa fuori uso delle serrature dei centri commerciali, la distruzione delle vetrine, l’incendio delle sedi delle agenzie di lavoro temporaneo, e degli uffici di collocamento, il sabotaggio alle infrastrutture del capitalismo (TAV, dighe, autostrade, imprese di costruzione)… sono pratiche offensive di fronte alla colonizzazione della nostra vita da parte del colonialismo nella sua forma più avanzata – lo spettacolo integrato.

Tutto ciò è messo in pratica da individui stufi di sopravvivere come merce (la propria vita ridotta agli imperativi economici) e disillusi dalla falsa contestazione (più falsa e meno contestataria ogni giorno di più), partiti e sindacati che vogliono gestire la nostra miseria e integrarci in un modo di produzione che ci impedisce qualsiasi partecipazione nelle decisioni che ci riguardano direttamente e aiutano a schiavizzarci, mutilando qualunque gesto di negazione dell’esistente.

 

Prima del G8 era logico ritenere che nulla di interessante sarebbe potuto accadere: la logica del-l’appuntamento e la costruzione di una trappola militare, nonché il monopolio mediatico delle lobbies sinistre (tute bianche, social forum, cattolici,ambientalisti e rifondati) nella gestione della “pro-testa” ufficiale e concordata facevano pensare che nessun contenuto interessante avrebbe potuto trovare sfogo a Genova. In questa situazione qualcosa è invece accaduto: l’organizzazione spettacolare dei professionisti della contestazione concordata è stata rifiutata da migliaia di persone che hanno deciso di fare a modo loro e di contestare realmente il potere che si manifestava attraverso l’organizzazione dello spazio urbano e la massiccia presenza poliziesca, attaccando direttamente entrambe.

 

Questo breve scritto si può usare in molte forme.All’autore gliene piacerebbe una in particolare: chi ha iniziato a leggerlo potrebbe scegliere una delle cose che lo opprimono ogni giorno e usare questa carta come miccia per incendiarla.Se questo non è il momento migliore allora si aspetterà leggendolo, semmai, di quando in quando.Ciò che è scritto vuole essere un attacco ai pregiudizi ereditati dalla società capitalista su ciò che sono il vandalismo, le sommosse, i saccheggi, eccetera.Ha l’intento di abbattere i muri che ci impediscono di fare ciò che ci diverte, ciò che vogliamo: attaccare il nemico dove più gli duole.

 

 

Ero in uno studio medico quando cominciò l’epidemia zombie. Esatto, una laurea in filosofia e l’unico modo per pagare l’affitto era di vendere il mio corpo ancora vivente alla scienza capitalista. Lo so, lo so, col senno di poi avrei dovuto studiare qualcosa di più utile, come il meccanico.Oh, ma non ero in uno studio medico qualsiasi quando l’epidemia zombie cominciò, ero nello studio medico dove cominciò. I ricercatori stavano testando un qualche tipo di medicinale contro l’acne, cercando di capire se avesse qualche effetto collaterale sulla salute degli adulti. Ce li aveva. Grazie società capitalista, per aver quasi fatto finire il mondo.

 

 

A cavallo del millennio il problema del “pianeta che muore” era avvertito con un’urgenza diversa e l’ELF fu sicuramente un’espressione di questa urgenza. Di fronte a un conto alla rovescia inesorabilmente vicino alla fine, agire era sentito come una necessità irrimandabile, quasi un imperativo etico o quantomeno una forma di autodifesa più che giustificata. Una tale genesi, radicata entro questo sentimento, è stata tanto uno dei fattori del successo dell’ELF, quanto uno dei suoi più grandi limiti.

 

 

 

In questo lavoro presenteremo il progetto del Tecnopolo che l’Alma Mater, in collaborazione con l’Enea (Ente nazionale energia alternativa – ex Energia Nucleare ed Energia Alternativa, che non ha abbandonato le sue aspirazioni sull’atomica), ha intenzione di costruire al posto della ex Manifattura Tabacchi di via Stalingrado.I tecnopoli sono il futuro dell’evoluzione tecnologica, fortini della ricerca, dove si inventa la riproduzione del sistema futuro.Ostacolarne il normale funzionamento, o addirittura impedirne la costruzione, non è solo un modo per contrastare questa riproduzione del sapere, questa dittatura culturale della quale in quanto studenti siamo i primi schiavi, ma è anche una grossa trave tra gli ingranaggi che fanno funzionare l’intero sistema capitalista.

 

All’interno dei movimenti sociali il dibattito su violenza e nonviolenza si trascina da tempo immemore, diventando particolarmente aspro quando si entra nel merito della violenza verso gli individui. La riflessione di Anders riguarda proprio quest’ultimo caso. Il testo che segue viene pubblicato perché contiene una peculiarità, non è infatti una difesa militante della diversità di pratiche, della legittimità della violenza all’interno di una pluralità di opzioni tattiche, della sua possibilità; è semmai una riflessione sulla necessità della violenza.

 

 

 

 

Che cosa dice l’articolo 419 c.p.? Praticamente nulla. Che cosa significhi devastazione e cosa significhi saccheggio in termini giuridici non è esplicitato chiaramente dal contenuto della norma. La sua applicazione e i suoi limiti di estensione vengono determinati per casi giuridici. Il termine “devastazione” ed il termine “saccheggio” richiamano ad uno scenario straordinario di emergenza per cui viene messo in pericolo il vivere civile o la stessa solidità dello Stato.

 

l’Irlanda del Nord è di fatto un vero e proprio scenario di guerra: l’esercito è uno dei principali attori del conflitto e la sua presenza la riprova dell’eccezionalità. Nonostante questa presenza però il tentativo, a partire dalla metà degli anni ’70, sarà quello di “normalizzare” la situazione, riducendo progressivamente il livello di violenza e cercando di consegnare la gestione del fenomeno dell’eversione politica sempre più nelle mani della polizia civile. Le leggi speciali aprono le porte ai processi senza giuria in cui dal 70 al 90% dei casi sono decisi sulla base delle dichiarazioni fatte sotto la custodia della polizia. Si assiste dunque a una rinnovata centralità dei commissariati come luoghi centrali della strategia repressiva: è necessario estorcere al sospettato trattenuto una confessione, attraverso intimidazione, corruzione, tortura trattenendolo fino a sette giorni, anche senza prove dei reati imputatigli. Da qui la necessità per le organizzazioni clandestine di formare i propri membri sul corretto comportamento da tenere durante gli interrogatori.